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Mutui, tassi reali «negativi» (colpa dell’inflazione). Cosa significa e come scegliere tra fisso e variabile

Mutui, tassi reali «negativi» (colpa dell’inflazione). Cosa significa e come scegliere tra fisso e variabile

Corriere della sera economia

 

Conviene il tasso fisso o il variabile?

La domanda per chi vuole comprare casa tramite finanziamento resta sempre la stessa e a complicare la risposta nel 2022 ci sono due incognite: l’inflazione al 4,9% in Europa a novembre e i tassi di interesse in evoluzione. Vediamo quindi cosa sapere prima di accendere un mutuo in banca. Nel caso dell’inflazione galoppante, va detto, un primo effetto sui mutui ancora non si è visto. Gli indici Eurirs, parametri di riferimento utilizzati dalle banche per calcolare il tasso fisso dei mutui, sono scesi settimana scorsa per effetto delle parole della presidente della Bce. Christine Lagarde ha infatti definito “transitoria” l’impennata dell’inflazione. In risposta l’Euris a 20 anni è passato dallo 0,33%allo 0,28% mentre quello con scadenza a 25 anni dallo 0,31% allo 0,26%.

Gli indici Eurirs e Euribor

Al 21 dicembre, in realtà, in tassi sono leggermente in risalita. Secondo l’Osservatorio Tassi di MutuiOnline.it l’Eurirs a 10 anni è in rialzo da 0,14% a 0,19%, Eurirs a 15 anni in rialzo da 0,31% a 0,38% mentre l’Eurirs a 20 anni passa da 0,37% a 0,43%. Per i tassi legati a periodi più lunghi si segnala un indice a 25 anni in rialzo da 0,35% a 0,42%, e un Eurirs a 30 anni in rialzo da 0,31% a 0,38%. Livelli comunque estremamente bassi rispetto a cinque anni fa. In parallelo l’Euribor, l’indice usato dalle banche per aggiornare la rata variabile del mutuo, resta costante a 3 mesi a -0,588%. Mentre l’ Euribor a 6 mesi è in rialzo da -0,554% a -0,551% e l’indice a un anno passa da -0,518% a -0,515%. Anche in questo caso oscillazioni quasi impercettibili.

I tassi reali

Al momento le banche garantiscono mutui a tasso fisso di poco superiori all’1% e questo perché ci si aspetta che l’inflazione, come detto da Lagarde, sia temporanea. Secondo le stime nell’area Euro l’inflazione si attesterà in media all’1,8% nei prossimi 10 anni. Se diminuiscono le aspettative dell’inflazione, di conseguenza scenderà anche l’indice Eurirs su cui si basano i mutui a tasso fisso. Il calo dell’inflazione però è potenzialmente anche un segnale positivo per chi ha un mutuo a tasso variabile, come spiegano da Mutui Online: «Più le stime di medio periodo saranno lontane dal 2%, tanto più la Bce eviterà di alzerà i tassi e l’indice Euribor tenderà a rimanere invariato». Molte banche, non a caso, calcolano ad oggi tassi variabili dimezzati rispetto al fisso, proponendo soluzioni intorno allo 0,5%.

I vantaggi

La convenienza è evidente in entrambi i casi se si ragiona poi in termini reali, cioè si depurano i tassi dal costo dell’inflazione. In modo particolare il discorso è valido per chi decide oggi per il tasso fisso. In questo scenario di inflazione alta infatti un mutuatario con tasso fisso sta di fatto ‘bloccando’ un tasso debitore reale negativo. Nel caso del mutuatario variabile la scommessa si lega alla Bce. La rata del mutuo è infatti agganciata o meno alla decisione della Banca Centrale Europea di alzare i tassi se l’inflazione non dovesse abbassare la testa. Una strada poco battuta dagli italiani: sceglie il variabile solo 1 mutuatario su 10.

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